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Archivio per Agosto, 2007

Le termiti e quello

Riscrittura #16

Come usarlo

autore: mrka

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname,
trovò un pezzo di legno, che piangeva
e rideva come un bambino.

Sentite, vi scrivo adesso, da questa stanzina che piglia luce dal sottoscala. Sono Pinocchio, sì. vedo quasi la vostra maraviglia, ma del resto nelle vostre case abiterà sicuramente un fascio di fogli di carta trattenuto da una copertina azzurra. In cima ci sono io, una sagoma nera in corsa con un tramonto di raggi a carbone. Lo sapete, la mia storia è un piglia piglia di grilli e piedi sul caldano, potrei dilungarmi in dettagli ma ora non ho punta voglia di mettermi sul palchetto, schiarirmi la voce e raccontare. Sono anziano, le domande dei bambini iniziano a darmi una certa uggia. oh, certo, gli applausi mi garbano ancora e mi fanno bene al colorito, ma è una vita intera la mia, una vita di racconti di cataste e pezzi di legno, di fughe e inseguimenti.
Ho dovuto raccontare sempre la stessa storia, ripetere lo stesso copione smunto e falso. Sapete, ho desideri annaffiati e defilati, adesso. Cianfrusaglie, minuzie, cose semplici, ad esempio vorrei tanto fumare una sigaretta ogni tanto, anche mezza. sapete, sono un burattino di garbo. Una mezza sigaretta senza bruciarmi. Ma parliamo di cose importanti.
Cari lettori, ci sono tre capitoli segreti nel libro che mi ha reso famoso.
Con grande dispiacere del mio nonno sono sono stati interamente censurati dai fratelli Rispoli di via del proconsolo, nel lontano 1883.
La storia del pisellino di carne mi ha perseguitato per anni.
Oh, gente, nessuno stupore, perdonerete tutti la mia volgarità, ma devo spiegarvi bene questa faccenda, nei particolari.
Vedete, nessuno mi ha mai dato buoni consigli , nessuno mi ha mai spiegato il funzionamento e l’utilità del mio pisellino di carne. scusate, scusate sempre la volgarità.
Non ho intenzione di scrivervi niente a proposito delle parabole gialle fatte spuntare da dietro le colline, come arcobaleni itterici, nei miei tentativi di controllo della pipì.
Il gatto mi diceva: - mettilo dentro le crepe dei muri il tuo pisellino, infilalo nelle fessure e poi zum zum e scium scium, sarà bellissimo, sentirai tutta la musica dei pifferi, come sotto il gran tendone dei burattini, vedrai aperture di luci e fuochi. Rosso, vedrai tutto rosso, punteggiato di viola con esplosioni di biancospino, pioggia di lucciole e odore di sandalo. Se non lo infilerai nei tronchi, nei buchi fatti dai picchi, o dentro i paioli di fuoco, quando l’acqua si leva in chiarore fumante, se non lo farai, diventerai come me, perderai tutti gli occhi-.
Così per anni, zum zum scium scium e il mio piccolo pisellino sempre più rigato di sangue, usciva sporco di resina, pieno di bozzi e bolle.
Ah, cari lettori, vi scrivo adesso la verità, e perdonate queste brutte parole, questa crudezza e questa sconvolgente novità.
La vera tragedia di Pinocchio non è mai uscita allo scoperto, vi hanno fatto inasinire, anno dopo anno. Vi hanno raccontato una storiella rassicurante, fatto dormire in pace, fra libri illustrati da far vedere ai bambini. Vi hanno detto: tutto procede, siamo pieni di zecchini, ottimismo, ottimismo.
Così diceva quella volpe assassina:- vai sotto l’albero, vai sotto la grande quercia, troverai tante corde, dovrai legarle alle punte dei rami e fare un bel nodo scorsoio intorno al tuo pisellino. solo così i rami si apriranno, vedrai quali fiori brillanti, quanti grappoli di monete d’oro sulle foglie scosse dal vento. zin zin zin zin. sarà tutto un tintinnare di moneta-.
Gente, ve la racconto adesso la vera storia di Pinocchio, ora finalmente ho imparato.Sapete, prima avevo saltato la scuola.
La fatina mi dava cinque pasticchine azzurre al giorno:- prendi, prendi. così il pisellino diventerà lungo e resistente e potrai aiutare il babbo nel tagliare gli altri pezzi di legna. Taglierai tutto con il pisellino, senza faticare. Prendi la mia mano, caro, tieni il mio aiuto, Pinocchio!.-
Come diventò brutta la fatina, iniziò a perdere i capelli a ciocche, a coprirsi di rughe e smanie. Come mi ungeva la fatina!. Massaggi, olio puzzone, balsamo. Aveva mani sempre fredde e quanto le piaceva guardare me e quel dannato di Lucignolo, povero ragazzo.
Ci faceva diventare sudati e trafelati, ci chiudeva in questa stanzetta per giorni interi.
Cari lettori, vi dovrei svelare troppi misteri, spiegare le censure, dire chi ha cambiato il finale, giustificare il mio essere ancora di legno.
Sono vecchietto, lo sapete, un vecchio burattino. Ho legno fragile, legno abitato da bestiole.
Mi mangiano il naso, si arrampicano sulle gambette. La mia mano è stanca, questa confessione è diventata lunga e sono pieno di termiti operaie con le ali strappate.
Vorrei davvero continuare le mie memorie ma questi insetti hanno la brutta abitudine di divorarmi, divorare tutto tranne il mio molle pisellino di carne.
Mi rimane la forza per chiedervi aiuto.
Scrivetemi cari lettori, scrivetemi numerosi. il mio indirizzo è conosciuto in tutto il mondo, sono come Babbo Natale, ma in fondo basta la dicitura Caro Pinocchio. spiegatemelo voi, amici. ditemi come usate il vostro pisellino, sono vecchio ma imparo in fretta, acciderboli!

(ma anche il vostro è fatto di carne, vero? e non si allunga quando dite le bugie, vero?)

con amore,
Vostro Pinocchio.

Asino, legno, sangue

Riscrittura #15

È troppo bello diventare carne

autore: Synesius

Per nulla carnale quella trasformazione da ino a ino - da burattino a bambino - proprio per niente, forse perché, quando sei predestinato a trasformarti da qualcosa di così preciso in qualcosa di altrettanto preciso, e quando il desiderio dei padri si realizza in maniera così compiuta e perfetta (non solo per i figli, ma anche per gli stessi genitori), allora non rimane che perdersi in uno sbrigativo luogo comune, vissuto e narrato, un qualcosa di asettico e, appunto, per nulla carnale.
Quando le cose stanno in quel modo, la metamorfosi non può che avvenire di notte, lontana da occhi morbosi e curiosi, sì, anche dai tuoi.
Allora non puoi fare altro che svegliarti in una cameretta da ragazzo di buona famiglia, vestirti con abiti da prima comunione, e guardarti allo specchio, sorridendo davanti ai capelli castani e agli occhi celesti - tutta roba nuova, mai messa prima.

Già, alla fine ho studiato. Sì, ho un lavoro. E sì, ho una famiglia, una moglie amorevole e un figlio, in carne e ossa fin da subito. Mio padre? Sì, lui è ancora vivo. Gode di perfetta salute. Intaglia cornici per le fotografie di mia madre, il più grande bluff della sua vita. E anche della mia, perché lei è morta per davvero. A forza di giocare con apparizioni e finte tombe, se n’è davvero andata.
Certo, mio padre vive con me e la mia famiglia. Certo, da quel giorno in cui sono diventato un ragazzo in carne e ossa non ho più avuto sbandate, di nessun tipo.
D’altra parte, quando non ci si accorge nemmeno - come è accaduto a me - che la propria natura sta cambiando in maniera totale e radicale, è quasi impossibile tornare indietro. Occorrebbe una forza di volontà prometeica, che io non possiedo.

Talvolta ripenso alla mia prima metamorfosi, perché - ma chi lo ignora? - quella da burattino a bambino fu la mia ultima metamorfosi, e non certo la prima.
Sono i soli momenti in cui fremo ancora per qualcosa, in cui mi sembra di avere vissuto e di essere stato vivo.
Fu quando, da burattino, mi trasformai in asino da soma.
Ancora adesso sento il fragoroso prurito alle orecchie, che mi aveva assordato quanto avevano cominciato a diventare due spazzole sempre più lunghe. E la vertigine del non saper più stare ritto su due gambe, e lo stupore di vedere le mie due braccia trasformarsi in zampe, e il viso che si allungava fino a diventare un muso, e il pelo grigio e nero sulla schiena, e la vergogna di sentire la spinta della coda che spuntava da dietro.
E il raglio finale, disperato e grottesco.
Com’era incredibile sentirsi imprigionati in un corpo che non era il proprio, che assurdità pilotarlo dovendo sottostare alle limitazioni motorie di un quadrupede erbivoro, amato dai tafani e disprezzato dagli umani.
Anche se il vero sommovimento accadde all’interno.

All’interno sentivo, limpido come il filo di una lama, l’rlo delle ossa che si facevano e il fluire di un sangue non mio, ma di me, il tessuto muscolare in tensione per un nonnulla e i tendini in una trazione conseguente; avvertivo i miracoli della digestione farsi largo dentro di me; il cuore - ma subito in gola - ho sentito, e un buco nello stomaco, non appena ho avuto stomaco e cuore.
E poi anche il cervello ho sentito, quel limitato e univoco pensiero volto al cibo, al sonno e ai bisogni corporali. A come evitare di ricevere troppe frustate e allo stare bene.

Poi ci fu l’incidente.
Zoppo, inservibile, insensibile come soltanto un animale destinato a diventare copertura per tamburi sa essere, quando mi gettarono in mare con un sasso appeso al collo si compì il cruento miracolo dei pesci che divorarono le mie carni non mie sputando, alla fine, un osso di legno. E il legno si sa, galleggia.
Così tornai burattino, e fu allora che il mio destino si compì, perché non mi sarei dovuto fermare. Avrei dovuto continuare a vivere trasformandomi in ogni forma vivente, visitando altri paesi monotematici insieme a personaggi discutibili. È troppo bello diventare carne, e io ormai me lo sono dimenticato.

La sottile tecnica del sorriso

Riscrittura #14

Sempre la stessa storia

autore: Carlo Cannella

Su il sipario. Si comincia. La rappresentazione fa parte di un ciclo di rivisitazioni delle favole italiane. E’ stata programmata dall’amministrazione comunale di Ascoli Piceno in collaborazione con il “Teatro di Samarcanda” una manica di falliti che campa grazie ai sussidi degli enti pubblici e ai corsi di dizione.
Per una volta assessori e consiglieri comunali sono riusciti a mettere da parte le diatribe di schieramento, prestandosi come attori per la messa in scena di “Pinocchio”. Tutti insieme appassionatamente, insomma, uniti dal buon cuore. L’incasso della serata sarà devoluto all’”Associazione Annibal Caro”, per un progetto teso a finanziare l’irrigazione dei terreni improduttivi nell’Africa sub-sahariana.
A godersi lo spettacolo, comodamente seduto in prima fila, c’è il sindaco. Per un’ora buona l’ingegner Piero Celani va avanti a ridacchiare e a battere le mani convulsamente. E’ un atteggiamento tipico di chi ha a cuore la felicità del popolo, perché si sa, il popolo è minorenne. Non capisce un accidente, non s’ingegna. Se non gli si spiega come funziona la tecnica del sorriso, come si fa ad esser contenti anche sfibrandosi dalla mattina alla sera con i martelli pneumatici e le fornaci di mattoni, il conglomerato bituminoso e i camion da 40 tonnellate guidati per giorni e giorni attraverso i labirinti dell’Occidente, poi finisce che perde la pazienza e s’incazza. E se la gente s’incattivisce, si badi bene, è un problema grosso. Va a puttane il sistema economico, mica chiacchiere. Da un momento all’altro le persone cominciano a ingarbugliarsi la vita con i complotti, le rivincite e l’invidia. A rivendicare diritti a non finire, come l’università per i figli e la ripartizione degli utili d’impresa. Può succedere perfino che non trovino più il tempo per desiderare una casa come Dio comanda, arredata con ogni sorta di stupidaggine, il salottino di pelle, il televisore al plasma, la playstation 3. Magari non resta loro nemmeno un minuto per indebitarsi fino al collo e spendere la vita a finanziare le banche e i loro affari, e quando dico affari dico riciclaggio di denaro sporco, dico giochetti finanziari, traffico di droga e di armi. Solo a pensarci vengono i brividi, è normale, eppure sembra che certe faccende funzionino davvero bene.
Ma questi sono discorsi che non c’entrano niente con la letteratura. Qui quello che dovevo fare è raccontarvi una storia. Dunque, dicevo… Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando Pinocchio esce dalla pancia della balena trascinandosi dietro Geppetto per il collo. La presa è salda e sicura, il vecchietto ha perso i capelli bianchi posticci e ha il respiro strozzato. Allora il sindaco salta in piedi come una molla.”Ma Pinocchio che cazzo fa?”, dice rivolto ad Amedeo Ciccanti, senatore della Repubblica, che in quanto Mastro Ciliegia è uscito di scena da un bel pezzo e gli siede accanto con il naso ancora mezzo dipinto. “Pinocchio?” risponde, “e che ne so, esce dalla balena, mi sembra.”
Pinocchio è interpretato dal consigliere dimissionario Carlo Cannella, 44 anni, in orbita Rifondazione Comunista. Non che valga la pena di sbandierarlo in giro, uno come lui, che alle bandiere non ha mai creduto, ma a ben vedere la storia è sempre quella, prima o poi tutti si calano le braghe, non si capisce bene perché, ma è la vita, succede. E’ secco e rachitico. Ad esser cattivi da proprio l’dea di un burattino. Non solo. E’ un ex cavatore, un ex cantante punk, un ex venditore di bibbie. Insomma ha fatto di tutto senza cavarne mai un ragno dal buco. Una volta ha pure partecipato a “Lascia o raddoppia”, solo che non ha raddoppiato un cazzo. Niente, zero assoluto.
Geppetto cerca di divincolarsi dalla sua ruvida presa. Senza fortuna. E’ bianco come un cencio, ha lo sguardo vitreo e l’espressione cadaverica. A suo merito c’è da dire che finora ha interpretato la parte del falegname alla grande. Certo, per lui è facile, dopo tutto ha sempre campato facendo l’assessore alla cultura, alle scene dovrebbe esserci portato per natura. Si chiama Andrea Maria Antonini, ma a dispetto del nome aristocratico, uno si mette a ridere appena ci sbatte gli occhi contro. La sua somiglianza con il bambolotto della Michelin è a dir poco imbarazzante. Forse per spirito di rivalsa, nella vita ha sempre fatto la parte del cattivo. Allo stadio ha recitato spesso da teppista, rigorosamente in curva fra gli ultrà. Da qualche tempo indossa con orgoglio la maglia numero sette di Paolo Di Canio. Ovunque. Anche in bagno, dicono, ma certo sono malignità da ultima spiaggia. Per farla breve un fascista fino al midollo, su questo ci si può mettere la mano sul fuoco.
La gente fa fatica a crederci, si guarda stupita, pensa a uno scherzo, però il sindaco insiste: “Ma Pinocchio che cazzo fa, che cazzo fa?”
Pinocchio scaraventa Geppetto giù dal palcoscenico, con gran fragore di ossa, ecco quello che fa, poi prende a rimboccarsi le maniche della camicia e a infervorare il pubblico con i discorsi.

“Cos’è tutta questa fretta di trasformare un ciocco di legno in un uomo in carne e ossa, eh?? Cos’è se non voglia di normalizzare tutto, perfino la materia inanimata? Prima di tirare in ballo i bei pensieri sulla grandezza dell’umano, cristo, uno dovrebbe farsi un’idea di come hanno ridotto questo povero ragazzo. Pinocchio, dico. Non è più il burattino irriguardoso e ribelle di una volta, che se ne frega degli ammonimenti del grillo e affancula il padre e la fata, bensì un servo docile e obbediente, pronto a spaccarsi le ginocchia nei confessionali per un pezzo di pane. E’ così. Da burattino faceva l’anarchico. Oggi, da uomo, il servo sciocco. Lo trovate ovunque il potere abbia bisogno di manovalanza spiccia, di muscoli forti e bocche cucite. Non è paradossale? Continuiamo a raccontarci la sua storia all’infinito, sempre la stessa, sempre con la mente rivolta al passato, il gatto e la volpe, il paese dei balocchi, il campo dei miracoli e bla bla bla, nessuno che s’interessi a ciò che ha combinato come essere umano. Perché è lì che finisce la storia, no? Diventa un bambino. Ma poi? Che fine ha fatto? Che combina? Ve lo dico io, perdio. Indossa l’uniforme. E’ il gendarme, la guardia carceraria, che lontano da sguardi indiscreti ed elegantemente democratici si diverte a tirar calci agli extracomunitari e agli occupanti di case, che manganella ai cortei con piacere sadico, che spara per ammazzare a ogni lancio di estintore. E’ il giudice che vende le sue sentenze al miglior prezzo. E’ il giornalista che spende cinquemila parole per raccontarci frivolezze sui divi dello spettacolo. E’ in Iraq, al servizio di qualche compagnia privata che fa il lavoro sporco, oppure alla guida di un bombardiere da 600 milioni di dollari, mentre rade al suolo interi villaggi e si accanisce con le torture su popolazioni inermi. Ecco dove. Una volta li avrebbe mandati tutti a cagare. Una volta. Adesso è un’altra storia. E’ stato addomesticato, fa quello che gli dicono, è un servo come tanti.
E detto questo si sfila il naso di legno, il cappellino di tela verde con la visiera trasparente, la camicia rossa con i ricami dorati e  i bottoncini di madreperla, manda affanculo il pubblico e se ne va.

E adesso spara

Riscrittura #13

Piombo

autore: molecole

Spara cazzo, spara a quel cazzo di coso prima che ci raggiunga e ci prenda le balle a morsi. Che cazzo vuol dire non riesco a prendere la mira? No, sono gia a tavoletta fottuto cretino più di così non va, pensa a sparare, spara! Ho detto schiaccia quel fottuto grilletto e rimanda quella dannata cosa al suo creatore. Mi frega niente se ti fa impressione, devi solo sparare, capisci? Devi solo spappolargli il cervello prima che lui venga a strapparti il tuo, maledetto legnoso imbecille. Dovevo dare ascolto a ronni, dovevo lasciarti marcire come un ratto in quella cazzo di fogna dalla quale ti ho ripescato. Avrei dovuto lasciare che quelli della curva stravinski ti facessero il culo. Smettila immediatamente di sbavare sui miei sedili di pelle porca puttana, che cazzo ti viene in mente di farti prendere dal panico? Adesso? Molla immediatamente il ferro o ci lasceremo la pelle. Quello ci raggiungerà e ti piallerà il sacro pendente con un solo gesto. Me ne sbatterebbe il cazzo se non fosse che poi strapperà la mia pelle cm per cm per il solo fatto di essermi fatto trovare insieme a te. Ma come ho fatto a lasciarmi incastrare in questa storia? Quando è iniziato tutto questo? Dalla coca? Da quei due loschi spaccini dai quali mi hai portato? Girerà tutto liscio, ricordi di averlo detto? Di loro ci possiamo fidare. Ricordo distintamente di averti sentito pronunciare queste esatte parole. Non mi sembra che sia andata esattamente così. Mi hai rigirato come solo un burattino fetido e fallito come te avrebbe potuto fare. Senti? Riesci a sentire l’odore della bestia che si avvicina? Quel misto di bruciaticcio e cane bagnato non è un ristagno d’acqua nel canale di scolo e nemmeno un cazzo di cadavere nel mio bagagliaio. No cazzo, è l’odore della morte che si avvicina. E’ l’odore dei nostri peggiori incubi. E pensare che non volevo nemmeno venirci in questo cazzo di paese dei balocchi. Ti basta uscire un po’ dal centro per trovare solo barboni stracciosi e baldracche sessantenni. Io dovrei essere su una spiaggia a contare soldi non a guidare come se non ci fosse un domani facendo il conto alla rovescia dei secondi che mi rimangono da vivere. Spara, spara adesso porca puttana e fagli provare il piombo al posto del fuoco. Ma dico ti sei visto di profilo? Hai mai pensato di farti dare un’aggiustatina a quella faccia di cazzo che ti ritrovi? Quel giro sul trapano a colonna di vasquez non ti ha fatto niente bene e non guardarmi che non sopporto i tuoi occhi. Possibile che non ne esistano di migliori? Sembrano gli occhi dei cani di pezza del luna park. Ti sei mai chiesto come mai la tua credibilità in questo ambiente non è mai decollata? Ma porco cazzo, ti sei visto con quel cappello in testa? Dovresti essere condannato a morte solo per quel cappello. Giuro che se usciremo vivi da questa merda di faccenda ti ucciderò con le mie stesse mani. Ti brucerò a fuoco lento. Di te non rimarrà altro che un mucchietto di cenere biancastra sul quale piscerò e vomiterò. Non venirmi a dire che è tutto un rischio calcolato, non cercare di darmela a bere con le tue solite palle sui metodi e sugli approcci. No, non somiglio affatto a quella checca sfondata del grillo parlante, smettila una volta per tutte con questa storia e, giusto perché tu lo sappia, mi sono scopato la tua fata turchina ieri sera. Credevi forse che un tale bocconcino potesse stare con uno dotato di una naso simile? No, non ti dà personalità. Ti fa sembrare il testa di cazzo che sei. Ti parlo così perché mi va, perché te lo meriti, perché sei un inutile nodo di ciliegio lasciato seccare al sole. Hai fatto un cazzo di errore brutto merdoso e hai messo nei casini l’unica persona che ti ha sempre parato il culo. Perché non hai lasciato che se la sbrigassero quei due cazzoni del gatto e la volpe? Non_sono_tuoi_amici, possibile che non l’abbia ancora capito? Ti si è per caso rinsecchita la mano? Spara a quella macchina cristosantissimo, non possiamo farci raggiungere. Se sei ancora vivo lo devi solo ed esclusivamente al fatto di avere al tuo fianco un fottuto asso del volante. Cerca di collaborare. Fai la tua parte e falla bene e forse riuscire ad uscirne. Uscirne con stile dici? E’ gia tanto se non finirai a fare la controfigura del bastone del fottuto commissario rex.
E adesso spara pinokkio, spara.

Dal buen retiro

Riscrittura #12

El mas grande mentiroso

autore: benty

Isla de los Baloques - agosto 2007

Mi avvicino con circospezione al lussuoso resort. Mi è stato indicato da una fonte certa che desidera, per motivi di sicurezza personale, restare avvolta nel mistero. Prometto discrezione, sapendo bene di mentire. D’altronde è già successo di dire bugie quando mi ha chiesto le generalità e la testata su cui l’intervista sarebbe dovuta comparire. Le menzogne giocano un ruolo importante in questa storia, ne sono il leit motif. E’ il mediatore e faccendiere conosciuto come il Grillo Parlante che non esita a metterci in contatto con l’ufficio stampa del desaparecido più famoso del mondo, il grande menzognero. Ovviamente dietro la pretesa di anonimato e di una lauta ricompensa.

Il posto è incantevole e sorge in riva a una spiaggia caraibica da cartolina. Bodyguard minacciosissime mi attendono all’ingresso, mi perquisiscono scrupolosamente e solo dopo un’ anticamera di mezz’ora mi guidano finalmente all’interno, verso un chiosco di legno e canne vicino alla riva, da cui si diffonde una musica reggae latinoamericana. Gli sgherri restano nei paraggi, armati fino ai denti.
Prima dell’appuntamento ho dovuto faxare le domande per la previa approvazione, (alcune erano state censurate) e mi è toccato firmare una liberatoria in cui mi impegno a non rivelare luoghi e nomi. Di nuovo mento deliberatamente: di nomi eccellenti coinvolti in questa storia nient’affatto sconosciuta ne farò molti.

Lui è il mito della mala, lo spietato dal cuore di legno, quello che l’ha fatta franca, scomparso nel nulla da anni, su cui sono stati girati film, scritte canzoni e versati fiumi d’inchiostro, di cui si dice sia protetto addirittura dalla CIA.
Ora è seduto davanti a me. Sta beato su una sedia a dondolo di vimini, occhiali scuri, barba ispida di qualche giorno, sigaro in bocca. Una mora strepitosa, che per top indossa solo una ghirlanda di orchidee a fingere di coprirle i seni abbronzati, gli porge sorridente un cocktail, si volta e fa per andarsene. Lui gli molla una pacca sul culo, a mo’ di ringraziamento. Lei scoppia in una risatina e poi trotterella di nuovo verso il bar.
Lui scuote la testa compiaciuto.”Nunca me han gustado las figas de legno, eheh,” poi mi guarda da sopra gli occhiali, fa cenno al mio accompagnatore di allontanarsi, e mi dice “Sientate amigo, que quieres tomarte?. Dopo un po’ torna una bionda formosa, gonnellino giropassera, petto scoperto, generosamente strusciato addosso al sottoscritto, mi porge il mio Daiquiri, e mi molla un bacio sulla guancia, sussurrandomi in un orecchio ‘Salud’. La più famosa marionetta del mondo adesso ride scompostamente del mio imbarazzo, devo essere arrossito e sto sudando copiosamente. Sarà la temperatura tropicale, il solleone, o che mi trovo davanti alla leggenda che in molti cercano inutilmente di stanare da una vita.

Allora signor Pinocchio. Lei è il più famoso burattino del mondo, un mito per grandi e piccini. La sua storia è stata ispiratrice di grandi opere e sconfina spesso nei racconti di fantasia. Com’è cominciato tutto ?

“Intanto yo no soy un jodido burattino, y tampoco soy una puta marioneta. Claro?! Esta è estada la primera mentira de Collodi”

Il suo tono si fa minaccioso. Poi mi spiega con calma, con il suo fastidioso pesante accento spagnolo, frutto di decenni di esilio sudamericano.

“Los burattinos son vuoti para dentro, amigo. Son de estoffa, y los mueven las manos de los burattineros. Non tienen una personalidad. Por exemplo un burattino è uno como Bush, que los mueve las manos de las lobby del petrolio. Sin volontad suya. Compriendes? La marionetas invece tiene fili y se muove solo si hay algun que deciden, desde ariba, como ti devi muovere. Dejame pensar… Uno como Bush è una marioneta, che las lobby de las armas lo mueven como quieren. Yo no soy nada d’esto. Yo soy el grande Pinocchio, me cago en la puta. Todo comincia con un trafficante di organi e un ingegnere genetico, Mastro Ciliegia e Mastro Geppetto, quello della pecora Dolly, te acuerdas?”?

Faccio di si con la testa, e prendo appunti.

“Geppetto era todo altro que un padre amorevole, come quel bugiardo de Collodi andava scrivendo. Me havian siempre dentro de un laboratorio per fare certi experimientos, tentavano di scoprire il modo di reproducir organos humanos, me tenian in condicciones absurde por un niño, compadre. Siempre al puto frio, embottido de farmacos, te acuerdas que me quemei las piernas, mi ho bruciado le gambe ? Tentavo solo di riscaldarmi. Poi sono riuscito a escappare”

Fu a quel punto che incontrò il suo mentore, Mangiafuoco ?

“Si. Da lui feci esperiencia en la calle, comenciando con piccoli furti, spaccio, racket; lui me ha ensiniado mucho. E como vedi en mi vida ho fatto muchas malas cosas, ma las mentiras, quelle no amigo, esta è una mentira de Collodi. Bettino Mangiafuoco fu mi vero padre, no el puto Geppetto”?

Poi il grande salto, dalla microcriminalità alla grande finanza, riciclaggio di denaro sporco, frodi assicurative, una scalata vertiginosa, traffico di stupefacenti internazionale, i primi omicidi, la crescita e il consolidamento di un impero prima delle costruzioni, poi televisivo, il coinvolgimento nei più grandi crack degli ultimi decenni, dal banco Ambrosiano al Lloyd, dalla Parmalat di Tanzi alla Cirio di Cragnotti.
Ci fu un altro incontro importante, se non sbaglio.

“Si, veo que has estudiado bien compadre. Durante mi actividad de usuraio ho conoscido el Gatto e la Volpe, due banchieri milanesi, i ?furbetti del quartierino? los llamavan. Furono eles que me metian en contacto con los politicos, con el gobierno, los servicios segredos deviados y la mafia tambien. Desde aì cominciai a essere el Grande Pinocchio, l’intoccabile?”

I vostri affari andarono avanti per un po’ con reciproca soddisfazione, avviaste anche una Joint venture assieme, la Miracles Fields inc., società finanziaria con sede alle isole Cayman, intestata a un prestanome, una presunta innocente casalinga, meglio conosciuta come la Fata Turchina, che in seguito venne implicata in un traffico di prostitute. Qual era il vostro rapporto?

“La fata, la llamavo asì porque en la cama, a letto, sabia lo que hacia compadre, era magica, de verdad la mejor. Y tambien una vez me ha salvado la vida, despues de una fiesta con demasiado cocaina. Si ancora vivo è solo por ela?”

E’ proprio da questo brutto episodio venne fuori la storia del naso che si allunga mi pare.

“Que si, una broma, un escherzo, decian che mi naso se allungava porquè Pinocchio tomava mucha coca, ma no tenìa nessuna relacion con las mentiras. Pinocchio no dice mentiras, nunca?”

Ora il “grande mentiroso” sembra nostalgico, il suo sguardo sicuro fissa il mare e sembra soffermarsi un attimo, e ripensare a momenti felici di tanto tempo fa. Ma non abbiamo troppo tempo, le guardie del corpo da lontano guardano nervosamente i loro orologi, devo incalzarlo.

Dopo seguì la prigione, quattro mesi in gattabuia, implicato anche in un paio di attentati ai danni di giudici del pool antimafia. Fu proprio un magistrato, detto il Contadino di Montenero, che riuscì a metterla dentro, in catene per una banale storia di assegni a vuoto. Come riuscì a uscirne indenne, con la fedina penale immacolata anche quella volta?

“Porque yo no digo mentiras compadre, jà te lo ha dicho, solo por eso. Al Contadino de Montenegro de las Besachas, il magistrado del escandalo Manitas Lindas, quello che ha fatto fuera Bettino Mangiafuego y todo su clan, sono riuscito a promettergli un posto da ministro de la Justicia. Non fu strano que el cabron dejò la magistratura poco dopo mi escandalo y luego empiezò su carrera en politica? Todos sabìan, nessuno hablava compadre! Y despues el mentiroso, para todo el mundo, quien es? Yo, solamente Pinocchio es el puto mentiroso, me cago en la hostia!?”

Pinocchio scaglia a terra il suo bicchiere. Immediatamente una delle cameriere in topless prende ramazza e secchio e pulisce il piancito di legno cosparso di frammenti di vetro.
Ufficialmente fu scagionato perchè iniziò a collaborare con la Giustizia italiana, divenne il superpentito storico che, con le sue rivelazioni, fece crollare un’intera classe politica, e fece imprigionare i capi delle cosche mafiose e dei clan camorristici. Che ovviamente decretarono la sua fatwa. Cosa le aveva promesso lo Stato Italiano per convincerla a dire la verità?

“Compadre, non vedi aqui acerca? No queria mucho. Queria desaparecer, aqui, una isla tropicale, mujeres lindissimas, una vida tranquila, protegida, al sol y al mar, unos cocktails, con mucha mucha pasta, molti soldi. Tambien vivo como un topo, no puedo salir deste paraiso. Estè è el precio de la verdad. Y por decir la verdad, el puto Collodi me ha passado como el mas grande mentiroso de la historia. Ahora yo te pregunto compadre, quien es el mentiroso aqui? Qual è la puta mentira y qual è la putissima verdad? Pinocchio ha dicho solo la verdad, por eso ahora me quieren muerto. Y por descreditar me este Collodi escreve la mentira que YO, Pinocchio, soy el mas grande mentiroso. Compriendes el paradosso?”?

Molti credono anche che il suo pentimento fu dovuto alle pressioni della Fata, si narra che a lei promise di smetterla con quella vita da boss ricercato, di ?diventare un bambino buono?. C’è del vero?

“Si, mas una vez, esta è verdad tambien. Yo la queria mas de mi vida esa mujer?

Adesso il grande bugiardo ha una gota legnosa solcata da una lacrima.

Anche i boss mafiosi sapevano di questo vostro legame speciale, per questo, non riuscendo ad arrivare a lei uccisero la Fata Turchina in un agguato, le tagliarono la testa e la buttarono nella spazzatura, in una discarica del napoletano.

“No me hables de esto, mi corazon ancora me duele, fa molto male?”
Quando entrò in scena Lucignolo?

“Despues de la muerte de mi Fata Turquina, encominciò un periodo de grande depresion por mi. Pasava de un bar a l’otro, tomando copas de rum y mucha cocaina, estava diventando un alcolisado y drogadito. Hasta que encontrei Lucignolo, un angel, un amigo, un hermano. Me ayudò mucho en este altura, hasta que decidimos de transferirci juntos aqui, en la ?Isla de los baloques?, protegidos por los servicios segredos americanos. Tambien Lucignolo fuè caluniado por Collodi, como el niño malo. Ahora se llama Lucignolo un programma de mierda en TV. La verdad mas una vez è differente. Lucignolo ha salvado mi putissima vida, Luci è un santo”?

E tutto il resto della storia di Collodi? Lei che diviene un asino? Il Pescecane dove incontra Geppetto?

“Todas mentiras. Collodi me ha desfrutado y yo no ha visto un dollaro per los derechoa de mi biografia. Collodi era solo un escritor al soldo della lobby de las televisiones, que se enventò toda esa estoria, el mas grande bugiardo, que se ha arriquido con mi nombre y ha echo mi reputacion una mierda en todo el mundo?.”

Ci salutiamo con un abbraccio, accampo scuse per non accettare il suo invito a fermarmi qualche giorno in quel posto da fiaba. Le guardie del corpo mi accompagnano alla porta. E’ un uomo solo questo Pinocchio, un uomo vero, non un burattino manovrato da chissachì.
Un uomo imprigionato da una vita difficile, da scelte sbagliate, dalle bugie altrui e dalle sue verità scomode, spacciate al mondo per infami menzogne.