Riscrittura #22
Cinque, Cento
autore: Nico Cimini
Cinque sono. E tutti e cinque li devo recuperare.
Dapprima il tatto.
Scivolo lentamente le mani sulle lenzuola. Muovo poco le dita, in modo da testarne le capacità sensoriali avvertendo le rugosità del tessuto con i polpastrelli. Una volta ritrovata la sensibilità, indago a lungo sulla reale capacità di distinguere le sensazioni. Nonostante abbia le mani tozze e ruvide di chi le usa per lavorare, potrei vantare una notevole suscettibilità, della quale purtroppo non mi gioverò mai in alcun modo.
Poi l?udito.
I bagordi di ieri mi hanno lasciato come due spessi batuffoli compressi nelle orecchie, per cui ogni suono mi arriva ovattato e lontano. Ma non solo; sembra quasi che riesca a recepire solo alcune frequenze, le più basse, come in una specie di sottocampionamento. Cerco di sbadigliare per ricompensare l’equilibrio barico all’interno delle orecchie, senza ottenere i risultati sperati.
Quindi l’olfatto.
In compenso, il mio sbadiglio a piene fauci è servito a risvegliarmi di colpo l’olfatto, con le sue esalazioni postalcooliche. Mammamia che alito… ci sarebbe da dire che i troppi rum ingeriti ieri abbiano estirpato dalla loro posizione originale tutti i villi intestinali, insieme al loro contenuto, e li abbiano trasferiti in massa nella mia mucosa orale. Se l’olfatto servisse solo a sentire questi odori, sarebbe meglio non averlo.
E poi il gusto.
O meglio dovrei dire dis-gusto, perché ora solo questo è ciò che provo. Il solo pensiero di ingerire qualsiasi cosa mi fa salir su dei conati, a volte tanto forti da meravigliarmi poi quando riesco a contenerli. Meravigliarmi… la verità è che non ho più nulla da rigettare nello stomaco. Ho già dato tutto ieri sera, che altro c’è da contenere?
Infine la vista.
Tento appena di aprire le fessure degli occhi che già la testa ricomincia a girare in modo lentamente vorticoso. Le palpebre però rimangono fermamente sigillate da una sostanza bianca e lattiginosa con cui le ghiandole lacrimali sembra si siano volute vendicare dei torti subiti nella giornata di ieri. Riesco finalmente a schiuderne una. La distorta visione mono contribuisce ad acutizzare il disgusto, semmai possibile, dando via libera al martello pneumatico che mi dissesta aritmicamente il cervello.
Cinque ne sono. E tutti e cinque li ho recuperati.
Seppur spossati, concludo che i miei cinque sensi sono ancora tutti funzionanti. Non che sia una notizia del tutto positiva, perché ora, avendo preso atto di questo, tocca alzarsi. Tocca andare a lavorare, unendosi ai servi-dei-servi-dei-servi. E quindi mi alzo. Raggiungo stancamente il bagno e mi siedo sulla tazza. Mi piego leggermente in avanti, e tanto basta per scorgere nella penombra il mio volto sbilenco riflesso nello specchio del lavandino. Ma guarda che faccia… gli occhi a fessura e le occhiaie da panda, chiari segni del post-bagordi, insieme ai soliti zigomi aguzzi e al mento ritorto incorniciano un naso che sfida ogni legge della statica. Quello stesso naso che mi è valso il soprannome di ?Pinocchio?. Il mio fottutissimo ed inseparabile naso. Alle volte, quando parto per una carica, oppure mi infilo per forza in una rissa, mi viene da sperare che mi arrivino un cartone fatto bene e che me lo spacchino una volta per tutte ‘?sto naso. Così qualcuno dovrà necessariamente rifarmelo, senza che io spenda milioni in chirurgia plastica (e dove li trovo, col mio stipendio da apprendista artigiano?). Gli altri pensano sia deficiente a partire a mani basse e col viso scoperto. Io invece lo faccio apposta! Cerco una legnata, una selciata, una cinghiata… qualsiasi cosa che mi rifaccia la faccia. Di netto. Tanto, peggio di così… E dai! Dai, dai, dai, dai! E datemelo un cartone in faccia, no?!?! Ma di che avete paura, di menar le mani?!? ?ste mmerde! Vi perdete di fronte alla morale, all’orgoglio, all’etica dello scontro… ma che flosci che siete!!!! Tiratele via dalle tasche, sempre lì a far pugnette, e menatele un po’ sulla gente, ?’ste cazzo di mani!
Ah, e se ripenso a quegli stronzi dei marchigiani ieri… hanno una gran curva ?’sti sanmaledetti, siii, gli si deve concedere, ma fanno i fregni, si credono chissàchi… ?topi de fogna? ci chiamano! Però ieri li abbiamo purgati per bene! Sia in campo che fuori! Eh, e quelli che abbiamo beccato in autogrill, non lo so se ce lo dicono più, ?topi de fogna?. ?Sti flosci erano della Sezione di Centobuchi, ce l’avevano scritto sullo stemmino attaccato alla targa dalla loro Cinquecento. Vedessi le loro facce, quando ci hanno visto scendere dalla macchina, a me, Lucygnolo, la Fata, il Gatto e la Volpe. Ah, ah… è forte Lucygnolo, che mentre gli mostrava orgogliosamente la fibbia tamarra e splendente, gli cantava ?Cen-to-caz-zi-per-Cen-to-bu-chi? e via giù di cinghiate. Ne sa una più del Diavolo, Lucygnolo. Poveretti, i Centobuchi ci hanno provato a difendere le sciarpe, ma alla fine sono dovuti tornare a casa senza… E queste storie poi si sa, viaggiano veloci, non so con quali media e su quali frequenze, che appena tornati al bar già lo sapevano tutti. E quindi girandola di racconti, con tutti i dettagli, e poi coi brindisi e bagordi fino a sera. Cioè fin quando sono arrivati i mongoli del club, quelli organizzati, quelli che non hanno mai visto uno scontro e si eccitano come mammocci quando ne sentono parlare. Di fronte a loro sì che ci ritiriamo! Mica ci vogliamo tirare addosso una diffida per colpa di un cantante o di un infame! Così prendiamo e ce ne andiamo per i fatti nostri ? noi cinque ? inabissadoci nei meandri del ventre della Balena. Andiamo sempre lì, quando c?è da festeggiare, per bisbocciare nel privè come schifosi suini, con tutti i vizi e stravizi che Mangiafuoco o uno dei suoi pusher ci mettono a disposizione.
Alcune volte ci penso, penso a come sarebbe viverci li dentro, dentro il ventre. C’è tutto quello di cui si ha bisogno: amici, feste, materassi, trash, alcool, droghizi, sesso sporco e spiccio…
Appena il ricordo delle schifezze fatte ed ingerite ieri si fa più vivido, ecco che un conato di quelli forti mi aggroviglia lo stomaco. Stavolta non lo contengo, mi esplode in bocca, producendo purtroppo solo un rigurgito di bile verde scuro che mi lascia senza soddisfazione ma con una pressione pulsante alla testa e ai bulbi oculari. Mi fa anche un gran male la pancia. Sempre rimanendo sulla tazza, mi piego ancora un po’ in avanti, quasi a chiudermi a libro. In questa posizione insinuo lo sguardo tra le gambe e scorgo sangue sul fondo della tazza. Mi sono tornate le mestruazioni. Comincia bene, ‘?sta giornata dimmerda.




