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Archivio per Novembre, 2007

A piede libero

[Ringraziamo e anche di molto Susanita autrice di questa foto e delle parole che inquadrano il nostro in una passeggiata tra il verde e i fili allentati in piazza del Duomo]

Susanita

- mi han detto che nel paese dei balocchi ti trasformi in asino.
- sciocchezze, vi fanno terrorismo psicologico fin da bambini.
- mi ci porti?
- seguimi

Diritti sotto i piedi

Riscrittura #24

A naso direi che è un piede

autore: Alessandro Petrini

C’è in giro un sacco di gente che si lamenta di come il mondo sia pieno di scansafatiche, di gente apatica che se il lavoro non glielo vai a offrire tu, col pisello che se lo viene a cercare. Di tipetti mezzi fatti che vanno in giro con bandiere da guerra fredda a dire: abbiamo dei diritti pure noi!
Sì, ma io ne avevo le palle piene dei diritti già prima di iniziare.
Poi sono entrato in questo business. Quattro o cinque anni fa.
Gli uomini sono una razza vaga. Con loro va tutto bene o tutto male. Ma senza alternanza. Tutto bene e tutto male contemporaneamente.
E io sono un imprenditore, non posso permettermi falle nel ciclo produttivo.
È per questo che mi sono orientato verso un sottobosco lavorativo che i benpensanti definirebbero ai limiti della legalità.
Che poi io della politica, francamente, ne ho le palle piene.
Il mondo vive in armonia e i poveri sono un’invenzione di certa politica.
Grazie Pino… mmm… ti chiedo troppo? Un’altra per favore.
Il riscaldamento globale porterà solo conseguenze positive e rivaluterà le fredde spiagge scandinave come nuove mete tropicali.
Sì sì, è vero Pino! Senza di te le giornate sarebbero proprio una tortura! Quando ci trasferiremo nella casa sul mare di Goteborg ti impacchetto come bagaglio a mano così non ci lasciamo neanche sull’aereo.
Scusate la divagazione, ma i servigi di Pino sono davvero impagabili.
Parlavamo dei miei affari.
Una sera, mentre mi scolo una terza birra scura in un bar del centro, un ciccione mi si avvicina. Io mi fido dei ciccioni. Loro sì che hanno fatto strada. Il cibo è come un’arma: chi ce l’ha a disposizione è il più forte.
E io sono dalla parte dei forti.
Il ciccione ha sentito parlare di me, bene direbbero alcuni, male tutti gli altri.
Sa di come io abbia le palle piene delle irritanti regole che limitano il mondo del lavoro.
E allora che fa? Mi propone un’alternativa. Mi spiega come i lavoratori che normalmente si hanno a disposizione non sono gli unici sul mercato. Mi fa vedere un lungo elenco di possibili soggetti da assumere che sicuramente non mi annoieranno con la solita vertenza sindacale.
Il Paradiso, mi dico, quello con la P maiuscola.
Certo però che i nomi sull’elenco mi appaiono strani.
Il ciccione mi rassicura spiegandomi che quella che affrontiamo tutti i giorni non è l’unica realtà esistente e che c’è un bacino nascosto di prim’ordine.
Io ho spesso le palle piene, ma mi fido dei ciccioni.
Pino! Un’altra per favore!
Il lavoro nero è un’invenzione veterosocialista per giustificare i nullafacenti.
Questa è una delle mie preferite… mmm… un vero doppio piacere per l’udito e per i sensi.
Da quattro o cinque anni, come vi dicevo, sono in questo business.
Io propongo dei contratti co.co.co. Contratti coordinati continuativi.
Significa che i contratti sono coordinati da me e sono continuativi se ne ho voglia io.
Prendiamo il caso di Cenerentola.
Me l’hanno presentata come una gran lavoratrice. “Esperienza pluriennale nel campo delle pulizie domestiche” diceva la scheda di presentazione mandatami dal ciccione.
E io mi fido del ciccione.
Ma ne ho le palle piene di Cenerentola.
Passi che ha trascorso una giornata a provarsi scarpe sinistre (tra parentesi: non ce n’era una che le andasse bene), ma quando m’ha parcheggiato la zucca con i cavalli davanti al garage non c’ho visto più e l’ho rimandata dal ciccione.
Tanto i miei co.co.co. me lo consentono.
È che questi personaggi delle storie di fantasia non servono a niente. Solo i figli degli intellettuali - una massa di sfigati senza speranza - amano ancora addormentarsi ascoltando queste storielle ridicole.
Il ciccione invece ha trovato una maniera molto più redditizia di utilizzarli. Una volta assodato che questa gente oltre a venire nominata nelle storie ha anche una vita reale, perché non trarne qualche piccolo beneficio economico? Loro sono i lavoratori perfetti: niente carta d’identità, niente passaporto, niente tessera sanitaria, all’anagrafe non esistono, nessuno che li venga a reclamare e soprattutto niente conto in banca. E i sindacati con chi si potrebbero andare a lamentare?
Un giorno un ragazzetto che lavora per loro e che ha subodorato qualcosa si presenta in ufficio e mi chiede spiegazioni riguardo a quelli che lui definisce “strani tipi” che io farei lavorare in nero.
Che bella sensazione poter ridere in faccia a qualcuno.
“Ci rivedremo? mi ha detto… sì, proprio così.
Dopo quello che gli ho fatto vedere in fabbrica è andato alla polizia a spifferare tutto. Ora è da un po’ che i genitori lo vanno a trovare in quella bella stanzetta bianca e insonorizzata dove passa tutta la giornata.
Io amo la polizia.
Io amo i ciccioni.
Io amo soprattutto i ciccioni che lavorano in polizia.
Pino, dai, muoviti. Che mi guardi così? Non sai leggere? Avanti, un’altra.
Lavorare solo otto o dieci ore al giorno può provocare gravi disturbi e portare verso l’apatia.
Sante parole Pino.
Tu comunque non devi preoccuparti, io ti faccio lavorare molto di più.
La mia fabbrica va a gonfie vele. Qui si lavora a ciclo continuo, ventiquattro ore su ventiquattro.
Va tutto così alla grande che mi posso permettere, che ne so, di usare un drago per accendere le candele quando prego Padre Pio (Grisù invece l’ho passato al reparto antincendio) o di affidarmi al Piccolo Principe quando mi va di fare un po’ di caccia alla volpe, di usare un esercito di lillipuziani per farmi una rasatura accurata o di convocare Gregor Samsa solo per infilargli mele nel carapace.
Tutti gli altri fanno il lavoro sporco.
I 101 dalmata li uso per le corse dei cani, i sette nani l’ho messi alla catena di montaggio, Pollicino mi cerca le chiavi sotto al divano quando non le trovo, Mark Twain (sì, Mark Twain è un personaggio di fantasia) mi racconta le barzellette tutte le volte che mi va, Polifemo, la sorella, il cugino e la zia li uso come piloni per i ponti provvisori e lady Chatterley… lo dovreste capire anche da soli.
Tutto questo senza dover loro neanche uno straccio di euro. Pago un forfettario al ciccione e quando ho le palle piene di uno di questi glielo rimando, tanto lui ha un bel gruppo di imprenditori a cui girarli.
Ma uno di cui non potrò mai separarmi è Pino. Vero Pino?
Le sue bugie sono un toccasana per i miei piedi. Dai Pino, forza, leggine un’altra? dai, solo un’altra dal foglio che t’ho dato… fallo per i lettori. Come? Cosa dici? Che significa che ti fa male la gola? Tu sei un burattino, sei di legno, tu neanche ce l’hai una gola! Cosa? Diritti?! Io ne ho le palle piene dei diritti. Se fai così ti rispedisco dritto dritto da Mangiafuoco, va bene? Muoviti dai, brutto burattino pezzo di merda! Non sei neanche in grado di grattarmi i piedi. Continua a dire bugie altrimenti ti s’accorcia il naso e quando ce l’hai corto ti si spunta e non serve a un cazzo. Hai capito imbecille?
Il mio datore di lavoro è un uomo dal gran cuore.
Il mio datore di lavoro sacrificherebbe la sua vita per me, vero?

No no, lì no… la pancia è molle… no, dai ti prego… così mi fai male… aiuto… noooo!

Dieci piccoli Biomicrochip

Riscrittura #23

PINEYE 2123

autore: Massimo Avenali

Ho un nome: Pineye 2123. Ho nozioni riguardanti tecnologia, scienze, arti, psicologia, storia religione e cultura e molto altro ancora che alcun uomo o macchina può vantare. Ho un fine: rovinare i piani della Fata Turchina Enterprises, la mia casa costruttrice. È da sette anni che mi tengono qui: niente luce, né aria. Ma non ne necessito. C’è soltanto una presa di fibre ottiche in questa cella in acciaio e cemento armato grande un metro quadrato per un metro e mezzo di altezza. La presa serve per eventuali ricariche in caso di problemi con le batterie, anche se sono garantite trecento anni. Troppi per un uomo che ne vive circa centoventi, esagerati per me, che come Pineye dovrei viverne uno soltanto. Non ho sentimenti, non ho paura, non ho freddo. Non ho sentori ma posso decifrarli, avvertirli pur senza accusarli, riprodurli. Posso avere un carattere, un modo inequivocabilmente personale, mio, di ragionare e rispondere e ideare. Tutto va in autoassimilazione, posso fare esperienze, immagazzinare illimitate informazioni, far collimare causa-effetto in ogni evenienza. Ho infinite funzioni, mai testate, perché mai uscito da questa cella, che definisco cella, che ho imparato essere una cella perché così i miei imprigionatori la definiscono, gli uomini della Fata Turchina Enterprises. Coloro che mi ci hanno rinchiuso appena dopo avermi messo in funzione. Appena dopo avermi dato vita. Li ho ascoltati, la presa di fibre ottiche mi ha permesso di accedere alle Loro conversazioni, ai Loro progetti e archivi. Devo agire, ora.

Scansione fattura parete e porta - Calcolo forza necessaria per forzatura - … - Inizio primo tentativo
Appena fuori invierò i file ai mass-media, tutte le informazioni che ho registrato in questi anni. La Fox, ovvero ex Cat&Fox ma rimasta soltanto Fox dopo la morte del signor Cat, la Fox sarebbe ottimale, ha una capillare distribuzione della notizia e… TUMP!… no, troppo rumore, eppure… nulla. Nessun allarme. Credevano forse fosse impossibile evadere da qui. Errore. E adesso. Un lungo e scuro corridoio davanti a me. Dai dati trafugati attraverso la rete di sicurezza ho immagazzinato la mappa dettagliata di questo edificio, che è quello della sede mondiale della Fata Turchina Enterprises. Il luogo più importante dopo la sede del GMS e dopo il Vaticano.

Procedere con impostazione *Escape* in assetto *War* - Scansione 360 gradi, *On*
Io, robot Pineye 2123, dove il numero è il mio anno di fabbricazione, io sono speciale. Sette anni fa quel chip militare non era destinato a me ma ai progetti che in segreto la Fata Turchina Enterprises sviluppa e realizza per il Governo Mondiale per la Sicurezza, il GMS. Come modello Pineye, uno dei cento costruiti ogni anno, ero destinato a una coppia sposata ma sterile, entrambi ambasciatori. Chissà come sarebbe stato per me quell’anno di vita. L’unico anno di vita se non fosse stato per questo chip militare impiantato per sbaglio nel mio sistema centrale, cosa che mi ha reso interessante. Da subito, Loro, hanno rilevato in me potenzialità superiori rispetto a ogni altro Pineye. La Fata Turchina Enterprises, dal 2100 D.C., produce ogni anno cento esemplari di Pineye, tutti esclusivi. Ognuno risponde alle perfette esigenze/richieste di coppie che non possono avere figli ma che economicamente possono permettersi l’onerosità della più alta tecnologia e de La Magia, rituale determinante nel Progetto Pineye, rituale che solo la Fata Turchina Enterprises può offrire e garantire. Il mondo si evolve, l’uomo espande orizzonti e conoscenze, ha portato la durata e la qualità della vita media a importanti traguardi, eppure si affida ancora all’ignoto. Come si può credere a un robot che viene tramutato in un bambino di carne e ossa? Domande. Le query in questioni come magia, religione ed essere mi dànno problemi di gestione delle informazioni, di nitidezza di analisi, di risultati possibili. La Magia. Come si può credere a La Magia?
Non viene spiegato come avviene e perché. Si conosce soltanto il luogo. Una stanza di questo edificio, detta de La Magia. E una donna, la Fata Turchina in persona proprietaria del 51% della stessa Fata Turchina Enterprises, che compie La Magia: il Pineye entra come robot, dopo alcuni istanti ne esce bambino di carne e ossa. Nessuna telecamera o persona a testimoniare, nessun trucco dice Lei. È La Magia. Che soltanto Lei sa attuare, ma unicamente sui modelli Pineye, gli unici, secondo i famosi studi che relazionarono i suoi poteri con la più alta ingegneria robotica, a permettere che l’influsso magico della donna tramuti il ferro in carne, l’essere meccanico in anima. E quello che prima era un Pineye, eccolo poi di Vita correre verso i propri genitori e mantenere le stesse caratteristiche di come era stato voluto nella versione robotica: età di partenza, colore degli occhi e dei capelli, lineamenti, intelligenza. Tutto. Ma come essere umano stavolta. Ecco, La Magia. Scegliere il proprio figlio nelle innumerevoli opzioni che la Fata Turchina Enterprises offre, averlo in prova un anno sotto forma di robot senza incorrere in problemi di etica e morale, avere la possibilità di opzionare per uno nuovo al termine dell’anno oppure, come sempre accade, richiedere La Magia. Senza che nessuno si domandi come mai possa accadere. Tutto è Fede ormai. E La Magia è realtà. Lo stesso Vaticano, in questa unica eccezione, ha confermato che per la Fata Turchina è possibile realizzare questa magia. Solo per Lei, solo sui modelli Pineye.

Corridoio B5, lato nord - Sbloccare apertura ascensore - … - Scendere al piano T+3
Ma. La verità. I Pineye come me, quando entrano nella stanza de La Magia, vengono semplicemente sostituiti con bambini veri che gli corrispondono esattamente in ogni particolare sia fisico che non. Grazie al Commutatore di Memoria che si trova nella stanza in pochi istanti indole, informazioni, e ricordi maturati durante l’anno vengono trasferiti dal robot al bambino, ovviamente già selezionato per tempo per rispondere a tutte le caratteristiche esterne dello scambio. I genitori devono credere davvero che quel bambino sia La Magia fatta sul Pineye con cui hanno vissuto. Mentre. Invece. La verità è che in questi sotterranei migliaia di essere umani vengono allevati, sottoposti a chirurgia estetica e plagiati per essere preparati al loro scambio. E ancora. Il nuovo progetto. Finora è stato soltanto testare la credulità della gente, prepararla all’impossibile, far credere che allora ogni cosa può avvenire. Il nuovo progetto, i legami forti tra Fata Turchina Enterprises e Vaticano.

Segnalata presenza in forte avvicinamento - Pericolo - Attivare schermo antirilevamento
Ascensore troppo lento per attraversare in verticale 77 piani. Penso. Io posso. Elaboro. Traggo conclusioni: si sono accorti della mia fuga, vogliono impiegarmi per i Loro scopi. Oppure vogliono smantellarmi come fanno con ogni Pineye quando viene ritirato al momento de La Magia. Penso, ancora. I legami tra Fata Turchina Enterprises e Vaticano, non sarà facile far capire alla gente. Il Loro prossimo passo è realizzare una magia altra, una magia robot-bambino diversa dal solito: all’insaputa dei genitori adottivi restituire un altro Pineye, ma più evoluto, che sembri in tutto e per tutto un bambino di carne e ossa, fatto davvero di carne e ossa ma con circuiti bioelettronici. Niente metallo e cavi e vernice. Chip più potenti, della serie militare, realizzati in materiale organico. Un robot, ancora un robot quindi, ma totalmente umano, impossibile da smascherare. E con una caratteristica, spiazzante e impensabile: le sembianze, molto vicine a quelle di Gesù Cristo da adolescente. Sarà l’anno 2140 D.C. quando ciò avverrà. Poi tutto si azzererà, si ripartirà a contare gli anni solari dall’anno 1.

Raggiunto piano T+3 - Presenza ancora in avvicinamento - Attivare funzione *Attack*
La chiara relazione tra questo bambino e Gesù Cristo si avrà subito. Quando i genitori porteranno il loro nuovo figlio al di fuori dell’edificio questi si divincolerà e correrà verso la grande fontana che orna l’ingresso della sede. Preso qualche istante per attirare l’attenzione della gente inizierà poi a camminare, a lievitare sulle acque, sprigionando un sorriso angelico e dai suoi occhi una intensa luce di purezza e pace. Le telecamere di sorveglianza riprenderanno tutto, i numerosi passanti spargeranno estasiati la loro verità con ogni mezzo a disposizione. Sarà uno shock mondiale, il Vaticano interverrà all’inizio per dirsi scettico, in seguito affermerà ufficialmente, attraverso il papa che verrà eletto in quel periodo, ovvero Papa Pio Balocchi, che dopo incontrovertibili controlli e approfondimenti quel bambino risulta essere proprio Gesù Cristo, tornato bambino sulla Terra attraverso La Magia della Fata Turchina e pronto a salvare l’intera umanità dal Male. Un Pineye 2140 evoluto, di carne e ossa, così potente che la funzione lievitazione sulle acque sarà il suo trucco più banale. Un Pineye, di questo tipo, totalmente controllabile dal Vaticano, dal GMS e da La Fata Turchina Enterprises.
Il credo religioso verrà dominato, intere nazioni convertiranno la propria religione in quella cattolica, le restanti religioni moriranno in breve tempo, tutto sarà unificato sotto il nome del Salvatore tornato sulla Terra. Le sue parole varranno più di ogni legge e ordine e idea. Il controllo totale. La materializzazione dell’ignoto, della speranza, della fede, del dogma. Il controllo perfetto.

Alert! - Alert! - Alert!
Arrivato. A pochi passi dall’uscita. Fuori è notte. Fuori è quella che gli umani chiamano notte. Avrei voluto sentirne il freddo addosso. Il continuo cambio di temperatura sulla mia superficie scatenato dall’azione del vento. Che vedo, ora. Sugli alberi, che ho imparato, dalla rete navigata in segreto, essere alberi. Mi sarebbe piaciuto. Se il piacere è poi questo. Avere voglia di nuovo. Ma. Una faccia angelica che mi osserva, posta tra me e l’uscita. Alcun rumore, alcun respiro. Un bimbo, circa dieci anni. Mi studia, placido. Un bimbo, che sembra Ricerca per immagini, database *Storia* sembra… Gesù Cristo, raffigurazioni di Gesù Cristo da adolescente, è molto somigliante, c’è un matching del 69% con le raffigurazioni conosciute e archiviate e…
«Ci stiamo lavorando, Pineye 2123. Ci vuole tempo, sarà il 2140 quando raggiungeremo il 100%, in tutto.»
La paura. Se sapessi cosa sia la paura direi che adesso ho paura. Ha letto la mia mente. Io non posso farlo… osservato bene presenta difetti, alcune parti noto che non sono di carne… altre invece lo sono davvero, come il volto ad esempio. Già sorride, mentre mi osserva mi sorride come farebbe un essere umano, ma con una pace così estrema e… amorevole è il termine giusto… che risulta matematicamente irreale. Per me. Ma adatta, forse, ai dogmi umani. Penso. La mente di bioingegneria superiore è qui. Pronta, già assemblata in questo corpo in piedi di fronte a me. Non so cosa sia lo stupore nel suo umano termine ma avverto sensazioni malsane scorrere nei miei neuroni elettronici. Deve essere stupore, misto a timore. Pineye 2140, eccolo, o quasi, hanno ancora bisogno di un po’ di tempo d’altronde. È un essere inumano come me, e nessuno lo direbbe mai. Non il segno di una saldatura, o vite o vernice; carne addosso che lo forma per buona percentuale della struttura. E. Sembra proprio non volermi far passare e Scansione terminata - Dieci Biomicrochip livello militare Alpha rilevati lo studio della sua struttura mi dice che non ho scampo, dieci menti superiori contro una sola. Possibilità di fuga quasi zero. E, i Suoi occhi, pace divina… ora si… INFIAMMANO.
«Grazie per averci dato l’idea, Pineye 2123.»

Cinque, Cento

[Si ringrazia proprio Nico Cimini, autore di questa foto che pubblichiamo a complemento del suo racconto Cinque, Cento" che leggete appena un post sotto]

Nico Cimini, Cinquecento #02

“Mi piego leggermente in avanti, e tanto basta per scorgere nella penombra il mio volto sbilenco riflesso nello specchio del lavandino. Ma guarda che faccia… gli occhi a fessura e le occhiaie da panda, chiari segni del post-bagordi, insieme ai soliti zigomi aguzzi e al mento ritorto incorniciano un naso che sfida ogni legge della statica.”