Riscrittura #24
A naso direi che è un piede
autore: Alessandro Petrini
C’è in giro un sacco di gente che si lamenta di come il mondo sia pieno di scansafatiche, di gente apatica che se il lavoro non glielo vai a offrire tu, col pisello che se lo viene a cercare. Di tipetti mezzi fatti che vanno in giro con bandiere da guerra fredda a dire: abbiamo dei diritti pure noi!
Sì, ma io ne avevo le palle piene dei diritti già prima di iniziare.
Poi sono entrato in questo business. Quattro o cinque anni fa.
Gli uomini sono una razza vaga. Con loro va tutto bene o tutto male. Ma senza alternanza. Tutto bene e tutto male contemporaneamente.
E io sono un imprenditore, non posso permettermi falle nel ciclo produttivo.
È per questo che mi sono orientato verso un sottobosco lavorativo che i benpensanti definirebbero ai limiti della legalità.
Che poi io della politica, francamente, ne ho le palle piene.
Il mondo vive in armonia e i poveri sono un’invenzione di certa politica.
Grazie Pino… mmm… ti chiedo troppo? Un’altra per favore.
Il riscaldamento globale porterà solo conseguenze positive e rivaluterà le fredde spiagge scandinave come nuove mete tropicali.
Sì sì, è vero Pino! Senza di te le giornate sarebbero proprio una tortura! Quando ci trasferiremo nella casa sul mare di Goteborg ti impacchetto come bagaglio a mano così non ci lasciamo neanche sull’aereo.
Scusate la divagazione, ma i servigi di Pino sono davvero impagabili.
Parlavamo dei miei affari.
Una sera, mentre mi scolo una terza birra scura in un bar del centro, un ciccione mi si avvicina. Io mi fido dei ciccioni. Loro sì che hanno fatto strada. Il cibo è come un’arma: chi ce l’ha a disposizione è il più forte.
E io sono dalla parte dei forti.
Il ciccione ha sentito parlare di me, bene direbbero alcuni, male tutti gli altri.
Sa di come io abbia le palle piene delle irritanti regole che limitano il mondo del lavoro.
E allora che fa? Mi propone un’alternativa. Mi spiega come i lavoratori che normalmente si hanno a disposizione non sono gli unici sul mercato. Mi fa vedere un lungo elenco di possibili soggetti da assumere che sicuramente non mi annoieranno con la solita vertenza sindacale.
Il Paradiso, mi dico, quello con la P maiuscola.
Certo però che i nomi sull’elenco mi appaiono strani.
Il ciccione mi rassicura spiegandomi che quella che affrontiamo tutti i giorni non è l’unica realtà esistente e che c’è un bacino nascosto di prim’ordine.
Io ho spesso le palle piene, ma mi fido dei ciccioni.
Pino! Un’altra per favore!
Il lavoro nero è un’invenzione veterosocialista per giustificare i nullafacenti.
Questa è una delle mie preferite… mmm… un vero doppio piacere per l’udito e per i sensi.
Da quattro o cinque anni, come vi dicevo, sono in questo business.
Io propongo dei contratti co.co.co. Contratti coordinati continuativi.
Significa che i contratti sono coordinati da me e sono continuativi se ne ho voglia io.
Prendiamo il caso di Cenerentola.
Me l’hanno presentata come una gran lavoratrice. “Esperienza pluriennale nel campo delle pulizie domestiche” diceva la scheda di presentazione mandatami dal ciccione.
E io mi fido del ciccione.
Ma ne ho le palle piene di Cenerentola.
Passi che ha trascorso una giornata a provarsi scarpe sinistre (tra parentesi: non ce n’era una che le andasse bene), ma quando m’ha parcheggiato la zucca con i cavalli davanti al garage non c’ho visto più e l’ho rimandata dal ciccione.
Tanto i miei co.co.co. me lo consentono.
È che questi personaggi delle storie di fantasia non servono a niente. Solo i figli degli intellettuali - una massa di sfigati senza speranza - amano ancora addormentarsi ascoltando queste storielle ridicole.
Il ciccione invece ha trovato una maniera molto più redditizia di utilizzarli. Una volta assodato che questa gente oltre a venire nominata nelle storie ha anche una vita reale, perché non trarne qualche piccolo beneficio economico? Loro sono i lavoratori perfetti: niente carta d’identità, niente passaporto, niente tessera sanitaria, all’anagrafe non esistono, nessuno che li venga a reclamare e soprattutto niente conto in banca. E i sindacati con chi si potrebbero andare a lamentare?
Un giorno un ragazzetto che lavora per loro e che ha subodorato qualcosa si presenta in ufficio e mi chiede spiegazioni riguardo a quelli che lui definisce “strani tipi” che io farei lavorare in nero.
Che bella sensazione poter ridere in faccia a qualcuno.
“Ci rivedremo? mi ha detto… sì, proprio così.
Dopo quello che gli ho fatto vedere in fabbrica è andato alla polizia a spifferare tutto. Ora è da un po’ che i genitori lo vanno a trovare in quella bella stanzetta bianca e insonorizzata dove passa tutta la giornata.
Io amo la polizia.
Io amo i ciccioni.
Io amo soprattutto i ciccioni che lavorano in polizia.
Pino, dai, muoviti. Che mi guardi così? Non sai leggere? Avanti, un’altra.
Lavorare solo otto o dieci ore al giorno può provocare gravi disturbi e portare verso l’apatia.
Sante parole Pino.
Tu comunque non devi preoccuparti, io ti faccio lavorare molto di più.
La mia fabbrica va a gonfie vele. Qui si lavora a ciclo continuo, ventiquattro ore su ventiquattro.
Va tutto così alla grande che mi posso permettere, che ne so, di usare un drago per accendere le candele quando prego Padre Pio (Grisù invece l’ho passato al reparto antincendio) o di affidarmi al Piccolo Principe quando mi va di fare un po’ di caccia alla volpe, di usare un esercito di lillipuziani per farmi una rasatura accurata o di convocare Gregor Samsa solo per infilargli mele nel carapace.
Tutti gli altri fanno il lavoro sporco.
I 101 dalmata li uso per le corse dei cani, i sette nani l’ho messi alla catena di montaggio, Pollicino mi cerca le chiavi sotto al divano quando non le trovo, Mark Twain (sì, Mark Twain è un personaggio di fantasia) mi racconta le barzellette tutte le volte che mi va, Polifemo, la sorella, il cugino e la zia li uso come piloni per i ponti provvisori e lady Chatterley… lo dovreste capire anche da soli.
Tutto questo senza dover loro neanche uno straccio di euro. Pago un forfettario al ciccione e quando ho le palle piene di uno di questi glielo rimando, tanto lui ha un bel gruppo di imprenditori a cui girarli.
Ma uno di cui non potrò mai separarmi è Pino. Vero Pino?
Le sue bugie sono un toccasana per i miei piedi. Dai Pino, forza, leggine un’altra? dai, solo un’altra dal foglio che t’ho dato… fallo per i lettori. Come? Cosa dici? Che significa che ti fa male la gola? Tu sei un burattino, sei di legno, tu neanche ce l’hai una gola! Cosa? Diritti?! Io ne ho le palle piene dei diritti. Se fai così ti rispedisco dritto dritto da Mangiafuoco, va bene? Muoviti dai, brutto burattino pezzo di merda! Non sei neanche in grado di grattarmi i piedi. Continua a dire bugie altrimenti ti s’accorcia il naso e quando ce l’hai corto ti si spunta e non serve a un cazzo. Hai capito imbecille?
Il mio datore di lavoro è un uomo dal gran cuore.
Il mio datore di lavoro sacrificherebbe la sua vita per me, vero?
No no, lì no… la pancia è molle… no, dai ti prego… così mi fai male… aiuto… noooo!



