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Ansima affannato

Riscrittura #25

Forse non lo sai ma pure questo è…

autore: e.l.e.n.a.

Ansima.
Ansima affannato affannoso sbattendo le ginocchia allignate contro le pareti scabre.
Ansima.
Ansima ansioso ansimante premendo gonfio turgido e ligneo nel solco nero di natiche lattee.
Vengo vengo vengo…
È un mantra scavato nel tufo che li avvolge in requie di quel caldo afoso, asfittico che li abbraccerà fuori, poi. Senza senno alcuno, ora.
Lucignolo ha ciocche di capelli appiccicate al volto, guancia a muro, rigata a lacrime, sente le braccia serrargli i fianchi di morsa pungente, premere tra i lombi, il cazzo pure struscia ritto contro quel muro di dolore che è piacere.
Pinocchio ha il respiro greve come espulso da bocca di vulcano che sta per rovesciare incandescenza lavica.
Non si ferma non arretra non lesina, ma affonda penetra forza quella carne docile mansueta arrendevole.
È valso questo, seguire Lucignolo. Poterne godere.
Questo, è il paese dei balocchi.
Pinocchio burattino di legno, che il naso sottende quel che un’erezione può fare, adesso, tra i calzoni calati alla caviglia, il movimento sussultorio che lo schianta, infine, sulla schiena di Lucignolo sudata umida che odora di selvatico resinoso sperma e polvere, nella cava che li ripara dal sole e dagli sguardi di chi non capirebbe mai.
- Ti amo - arroca di voce, Lucignolo.
Il silenzio si fa enorme.
Scivolano esausti sulla coperta grezza, sudati sudici nudi. E stanchi. Ad attendere il sonno nella penombra estiva.
- Ti amo - grida di gola, ancora, Lucignolo anelando una risposta.
Pinocchio non dice l’amore. Ma brucia come ciocco di brace appena sopita, carezzando l’amico nel profilo disteso, arreso, curvato e scarno.
Lui, nervi e muscoli di legno, che l’amore non sa dire, fra i cerchi del suo cuore irradico.