Japanese Chinese Russian Portuguese Spanish Francais English venerdì 12 marzo 2010   | intoscana.it
  Il Portale ufficiale della Toscana

Siete in: Home page / Il Mondo / Blog / Pinokkio vol.2 /
  .  
.

 



Happy end is for reality

Riscrittura #26

Le faremo sapere

autore: Felix Horvath

«Essere il personaggio di una fiaba non significa avere una vita a lieto fine».
(Vladimir Propp)

La stanza è piena di sole e dà sulla spiaggia. Sul lungomare passano poche macchine e il vento muove il mare. Da un camion scaricano i mobili. Sulle pareti ci sono foto incorniciate di presunte celebrità. Ambosessi con ciuffi immobilizzati dalla lacca per capelli.
Sulle sedie in PVC verde pastello sediamo io, Cenerentola, Biancaneve con un paio di nani di cattivo umore, due Gatti con gli Stivali e un culturista ginecomastico che aspira alla parte di Shrek. Si chiama Bobo e potrebbe farcela se lo doppiassero, ma temo che non sia possibile nei musical. Ha gli ormoni incasinati ed è praticamente un soprano. Sta facendo vedere a tutti quanti una foto dove per un ballo in maschera era travestito da Hulk e quindi il verde-Shrek, dice, gli starebbe bene. Uno dei nani lo contraddice affermando che il verde Shrek non c’entra un cazzo assoluto con il verde-Hulk. Fa impressione sentire un Mutolo che dice «cazzo assoluto». Falso invalido.
Tutti stringiamo lo stesso volantino ad assorbirci il sudore dalle mani: ?Shrek, il musical?. Casting. 29 settembre 2007 ore 12.00. c/o Agenzia ?Showbiz?. San Benedetto del Tronto.
Hanno appena chiamato dentro una di mezza età che dovrebbe essere Dorothy del Mago di Oz. Con le zampe di gallina che si ritrova e quel vestitino a fiori sembra scema e non la prenderanno mai.
Poi tocca a Biancaneve, ma secondo me non c’è verso che la prendano. Si dice che insieme ai due brevilinei, che non lo sono solo in una parte del corpo, ha fatto del porno di bassa lega, roba con popò e pipì. In un musical per infanti ci dovrebbe essere una specie di interdizione per simili soggetti.
Cenerentola sembra ok, mi ha anche offerto una cingomma. L’ho accettata per farle piacere, ma poi non me la sono messa in bocca. Sia perché non si accettano caramelle dagli sconosciuti sia perché in quanto essere ligneo non saprei proprio che farmene di una cingomma. Dovrei aspettare che mi si attacchi all’intestino di legno? Spero non se la sia presa.
Io sono teso, mi aspetto molto da questo provino dopo che non mi hanno preso per il musical Pinocchio dei Pooh. Quello sì che era il mio show, era fatto per me. Ma non mi hanno preso. Quelli erano soldi e fama sul serio. Hanno preso una specie di ermafrodito. Qua la parte è piccola ma è sempre qualcosa. Ci paghi l’affitto e speri che sulla scia del primo lavoro ne arrivi uno secondo e così via, non accade quasi mai, ma la speranza è l’ultima a morire. Specie se sei uno originale, se sei, cioè, un vero personaggio da fiaba. Un vero Pinocchio. Non un vecchio gatto persiano color miele dal pelo diradato con due stivali demodé dell?ex padrona che lo ha mollato sulla circonvallazione, e una spada di Guerre stellari a pile come quello seduto qui.
So già come andrà il mio provino. Mi faranno entrare, mi faranno sedere davanti a loro e prenderanno il mio curriculum. Poi uno di loro si aggiusterà gli occhiali sul naso e dirà: «Vedo che Lei è un vero personaggio da fiaba, un vero Pinocchio» A quel punto si scambieranno tra di loro degli sguardi pieni di scetticismo. Poi ancora: «Se Lei è un vero Pinocchio, allora quando dice una bugia Le cresce il naso? Su, faccia vedere, menta!» Io allora dico che non sono un vero Pinocchio, il mio naso si allunga di 47 centimetri esatti e loro ridono meravigliati.
Come ultima cosa c’è sempre il membro puntiglioso della commissione esaminatrice che fa: «Se Lei è un vero Pinocchio, perché è fatto di legno? Il vero Pinocchio alla fine della storia diventa un vero bimbo, in carne ed ossa.» Io rispondo che è una lunga storia. Loro dicono che hanno tutto il tempo del mondo. E io racconto di come la Fata turchina era una bella femmina con una terza di marmo e non amava vedersi spremere quelle sue due nivee semisfere dalle mani di un vecchio incontinente dalle mani nodose come Geppetto. Preferiva i maschietti di diciassette anni col nasino appena pronunciato, quale io ero allora. Poi racconto anche di come una volta la Fata turchina, che era una ninfomane e non indossava mai le mutande sotto quella palandrana da fata, volle farlo su di una lavatrice accesa (centrifuga), io acconsentii, ormonale com’ero, e ne facemmo in abbondanza. Peccato però che sul più bello entrò Geppetto e ci rimase malissimo vedendo che la sua donna si faceva montare dal suo figliolo. Come dargli torto. Purtroppo alla delusione seguì, a distanza di circa sei secondi, anche un infarto di quelli seri. La scena: io con le braghette da Pinocchio calate, la Fata turchina con la palandrana sollevata e Geppetto sul pavimento del bagno sta esalando l’ultimo respiro tremando un po’.
Notando della costernazione suo volti degli esaminatori, io chiudo in fretta il mio racconto dicendo che la Fata turchina dopo aveva esclamato: «Oddio, è morto!», poi, rivolta a me: «È tutta colpa tua, piccolo porco!». Segue un rapido movimento della bacchetta magica a scopo punitivo e io divento di nuovo di legno standomene sempre lì con le braghette calate ma con un trespolo al posto del pisello.
A quel punto c’è una lunga pausa.
Cercando di recuperare un po’ dico che conviene prendere uno come me per un musical perché sono di legno e non mi infortuno durante i vari numeri di ballo di natura acrobatica.
I membri della commissione si guarderanno, un po’ perplessi, tra di loro. Mi congederanno dicendo. «Le faremo sapere.» e io me ne andrò pensando che forse dovrei offrirmi all’Ikea come testimonial del vero legno scandinavo.