Presentarsi o parlare in modo efficace in poco tempo davanti al pubblico è una vera e propria arte. Valentina Maltagliati (Nest Investimenti) e Keith Sheldrake (Toastmaster Firenze) hanno spiegato ai soci, mediante esercitazioni pratiche, quali sono le migliori tecniche. E’ stato questo il tema dell’ultimo dei tre workshop Presenta te stesso, che si è tenuto lunedì scorso al coworking Multiverso di Firenze.
Dopo il saluto del consigliere Tommaso Olivieri, che ha anche parlato del prossimo appuntamento dedicato agli investimenti nei mercati, i presenti sono stati suddivisi in due gruppi. Il primo, guidato da Valentina, si è focalizzato sull’argomento Il self pitch: presentarsi in un minuto. L’altro, invece, sotto il coordinamento di Keith, ha trattato di Il public speaking di successo richiede pratica ed è stato destinato in particolar modo a chi voleva esprimersi in lingua inglese.
Valentina ha messo alla prova tutti. In due minuti a disposizione, scanditi da un conto alla rovescia visualizzato su un Ipad, ogni socio è stato chiamato a parlare di sé. Al termine della presentazione, la platea ha rilasciato dei feedback, indicando quali aspetti erano piaciuti oppure sottolineando ciò che bisognava migliorare. Quest’ultimo, come ha spiegato Valentina, è un aspetto importante, perché per aiutare a crescere una persona è necessario darle dei suggerimenti costruttivi. Dicendole che è bravissima oppure buona a niente si rischia solo di ottenere un risultato negativo.
Durante le presentazioni sono emersi alcuni consigli:
- Parlare sorridendo, anche se si è al telefono. La differenza nella tonalità vocale si nota sempre. Questo atteggiamento predispone bene chi ci ascolta;
- Usare i verbal markers. Enfatizzando le parole più importanti del proprio discorso si ottiene lo stesso effetto di usare il grassetto su un testo;
- Raccontare una storia. Un discorso che ha un inizio, uno svolgimento e una conclusione ed è originale richiama una maggiore attenzione;
- Trovare nel pubblico persone risorsa. Quando si parla davanti a una platea, per coinvolgere chi ci ascolta, è indicato che lo sguardo colga tutti; in alternativa, trovare una persona a destra, al centro e a sinistra sulla quale concentrarsi, dandoci sicurezza;
- Utilizzare i marcatori spaziali. I passaggi più significativi della propria esposizione vanno sottolineati con il movimento delle mani. Ad esempio si possono spostare da sinistra verso destra di chi ci guarda per mettere a confronto aspetti positivi e negativi (es. lì c’è una buca – mani a sinistra –, noi la ricopriamo – mani verso destra);
- Avere una coerenza tra gesto e mimica facciale. Se le nostre mani indicano qualcosa di buono, evitare di avere una faccia triste o annoiata;
- Cercare un applauso. Concludendo il discorso con la giusta chiusura della voce e dicendo “grazie”, spesso il pubblico approva e batte le mani
- Non interrompere la propria esposizione con frasi per mettersi a proprio agio. Se per scaldarci si vuole dire qualcosa tipo “Che bello avervi tutti qui davanti a me”, farlo prima che inizi il proprio discorso;
- Non parlare con il proprio accento e avere una buona proprietà lessicale. Un corretto italiano e una buona pronuncia rendono più chiare le frasi;
- Essere simpatici. Fare ridere il pubblico aiuta, ma occhio a non esagerare;
- Evitare strane posizioni delle mani. Non mettere mani in tasca, davanti alla zona pubica come un giocatore di calcio in barriera o rivolte verso l’altro come un prete; se le vogliamo tenere unite è meglio metterle dietro la schiena, ma attenzione a non essere troppo rigidi.
Una volta completate le presentazioni, Keith e Valentina si sono scambiati i gruppi. Quello che aveva iniziato a parlare in italiano ha proseguito, sempre nella lingua di Dante, l’esercitazione con Keith. Il lavoro è consistito in un secondo “giro” di presentazioni, durante le quali chi esponeva ha risposto a una domanda proveniente dagli altri soci. Compito di chi parlava, oltre quello di essere esaustivo, è stato quello di migliorare uno degli aspetti che erano emersi dai feedback negativi precedentemente rilasciati a lui.
Al termine del workshop, durato circa due ore, la serata è proseguita con l’aperitivo di networking in cui i soci hanno potuto approfondire le loro conoscenze e scambiarsi i biglietti da visita.
I tre workshop dell’inizio 2012 di ToscanaIN hanno riscosso ampio consenso. Adesso non resta che mettere in pratica quello che si è imparato, tenendo a mente che, per migliorarsi, è quanto mai importante esercitarsi e mettersi alla prova.
Tutti i workshop sono stati promossi dall’associazione di business networking ToscanaIN col patrocinio di Fondazione Sistema Toscana e la collaborazione del coworking Multiverso.
Nella foto in alto: La presentazione del workshop. Al centro: Valentina spiega ai soci in che cosa è stato bravo colui che si è appena presentato. In fondo: Keith dà alcune spiegazioni a una socia.







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